Da Giazza all’altopiano della Lessinia attraverso il Bosco delle Gosse

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Nella giornata di un sabato di gennaio arriva finalmente una blanda e veloce perturbazione che con la pioggia va a pulire (o almeno a dar quest’impressione) l’aria e l’asfalto dopo settimane di Anticiclone delle Azzorre.

In montagna, dai 1200 metri in su, una coltre di neve “bagnata” dona quel senso di inverno che ormai negli ultimi anni sembra esser svanito.

L’escursione per il giorno successivo è pronta, gli iscritti ci sono e la guida sa che domenica sarà una bella giornata. Si camminerà sulla neve appena caduta, scongiurando l’insidia di sentieri ghiacciati.

Il sabato sera la guida non esce, prepara invece lo zaino, l’attrezzatura, predispone ciò che servirà per la merenda degli Escursionisti, studia e ripassa gli ultimi dettagli.

Domenica inizia con la sorpresa di una pioggia non prevista, eppure la guida è tranquilla, controlla il radar meteorologico e sa che in montagna ci sarà bel tempo.

Infatti è così, guardando verso nord c’è una striscia d’azzurro, come quella che coloravo da bambina per disegnare il cielo su un foglio.

Risaliamo in auto la Val d’Illasi ed arriviamo a Giazza, un gioiellino incastonato tra la Val di Revolto e la Val Fraselle. Lì non si può rinunciare alla colazione presso l’Osteria Ljetzan dove Giorgio l’Oste ci allieta con la sua simpatia. 

Ci siamo tutti, si parte!

Il primo sentiero che percorriamo è l’E5, il Sentiero Europeo 5 ed è anche una mulattiera antica via di transumanza, viandanti e pellegrini.

Nel periodo della Prima Guerra Mondiale questo che è chiamato sentiero – e Bosco – delle Gosse fu sistemato dal Genio Militare che aprì anche una galleria.

Il dislivello da Giazza ai Parpari è di circa 700 metri, noi li percorriamo in tranquillità, ammirando le primule fiorite e poi la faggeta che gocciola su di noi, grazie al sole che scioglie la neve del giorno prima. Una meraviglia per occhi e cuore. 

La pausa di merenda con rufioi e vin brulè, le chiacchiere con chi è la prima volta che partecipa. Stiamo bene.

Arriviamo “in cima” al punto più elevato del nostro itinerario e uno spettacolo si apre verso sud: il cielo e le sue nuvole hanno luci, sfumature che non sembrano reali. Invece è tutto vero, tutto è magnifico.

Dopo il pranzo al sacco lungo una strada innevata che porta ad una nota malga/ristorante osserviamo un po’ straniti persone che camminano con scarpe e vestiti più consoni ad un giro in via Mazzini a Verona… vabbè, la domenica in Lessinia è spesso così (purtroppo).

Lasciamo questi luoghi battuti dai “turisti della domenica” e raggiungiamo quello che fa della Lessinia davvero l’Altopiano dei Silenzi.

Bastano pochi metri, sembra impossibile, e la gente svanisce.

Si incontrano pochissime persone, ed appaiono le laste, patrimonio e simbolo del lavoro dell’uomo in Lessinia. Le contrade e le malghe, luoghi di vita passata, i bocaroi sui muri, la pietra chiara, la Val Sguerza, il Sengio Rosso

Per ammirarne questa bellezza quasi commovente bisogna andarci. 

Se chi non vive e lavora in Lessinia ci sale solo per mangiare qualche piatto tipico per poter dire “ieri sono stato in montagna” e poi risale in auto e torna giù beh, non sa qual è la vera bellezza dell’Altopiano dei Silenzi

© Lorenza Faccioli

Scendiamo di ritorno verso Giazza e di nuovo gustiamo il tepore dell’Osteria insieme a calde e golose cioccolate e birre generose.

Tutto è andato bene, la guida che poi sono io, Lorenza, ringrazia le belle persone che hanno scelto di camminare insieme a lei.

Alle prossime escursioni!

Testo © Lorenza Faccioli

Immagini © Ivan Gallini e Lorenza Faccioli

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