VAJONT, in CAMMINO e in ASCOLTO

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6 ottobre 2019 escursione e visita al Vajont, una giornata che rimarrà indelebile nella memoria di tutti i partecipanti e mia.

La data era volutamente vicina a quella dell’anniversario del 9 ottobre 1963, l’emozione era forte e il coinvolgimento al massimo.

Non si può raccontare questo posto senza esserci stati, averlo vissuto, respirato.

Il racconto della strage che noi tutti conosciamo è ammorbidito dalle parole, dalla distanza del video ma quando sei di fronte alla frana e alla diga la realtà ti si mostra in tutta la sua verità.

L’ho letto nei volti dei partecipanti, il loro stupore, la loro meraviglia, la loro commozione.

Non vi racconterò il nostro viaggio ma vorrei soffermarmi su una lettura che mi ha fatto riflettere anche alla luce del disastro del Vajont.

Esiste uno studio sulla memoria dell’acqua sperimentato dallo scienziato Masaru Emoto che dimostra come l’acqua può registrare informazioni e come queste influenzino la struttura stessa dell’acqua. In sintesi l’esperimento ha constatato come le forme dei cristalli dell’acqua varino in base alle diverse sollecitazioni date da vibrazioni sonore (musica) o di parola (sentimenti) e ne memorizzino l’informazione.

Se siete curiosi andate a cercare le immagini dell’esperimento.

E allora passeggiando tra Casso e Erto mi sono chiesta: “ …e l’immensa quantità di acqua che ha generato così tanti morti e devastazione al Vajont che memoria ha portato con sé…”.

A ciascuno di voi lascio la propria riflessione.

Testo © Cecilia Comencini

Immagini © Vilma Zorzi e Cecilia Comencini

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